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Home/Insight/Report/Quota display Private Label Tech: analisi Store vs E-commerce
Insight on durable goods technological goods

Quota display Private Label Tech: analisi Store vs E-commerce

Analisi mondo tech: la presenza della Private Label sull'e-commerce e negli store fisici

MERCATO HI-TECH - 11 Dicembre 2025

11 Dicembre 2025

Mentre i brand industriali puntano sempre più sulla vendita diretta (DTC), la Grande Distribuzione risponde trasformando la Private Label da alternativa economica a pilastro strategico.

L’analisi QBerg svela una frattura netta: il negozio fisico traina la crescita della PL toccando il 3,51% di quota display , mentre l’online arranca all’1,58%. Con player come Euronics, Expert e MediaWorld che investono su segmenti inaspettati come la Mobilità Elettrica e il Trattamento Aria, capire questa “doppia velocità” è oggi essenziale per difendere i margini.

Nel mercato dei Beni Durevoli, insieme ai servizi al cliente e al retail media, le Private Label stanno diventando sempre più una leva sulla quale Insegne e Gruppi contano per recuperare la marginalità.

Ultimo in ordine temporale è Euronics Italia che ha lanciato, lo scorso ottobre, la private label ‘Higo’: una linea di piccoli elettrodomestici per ora concentrata sulla Food preparation e sulle Friggitrici, ma che presto andrà a estendersi.

Expert Italy ha rilevato da Electrolux il marchio Zoppas e presenterà a dicembre il nuovo catalogo. All’ex Ceo di Mediaworld Guido Monferrini, il gruppo MediaMarkt Saturn ha affidato la guida delle sue private label: Peaq, Koenic e Isy gestite attraverso la controllata Imtron. Unieuro si attende – come annunciato in sede di Opas – grandi risparmi dalla sinergia fra la sua marca privata Electroline e quelle del gruppo Fnac Darty.

La Private Label è un fenomeno che ha già parecchi anni di anzianità nel mondo dei beni di Largo Consumo. Grazie a questa importante fetta dell’assortimento, in continua crescita su tutti i canali e presso tutti i touchpoint verso il consumatore, la Grande Distribuzione realizza un’importante contribuzione ai margini, potendo al contempo praticare prezzi fortemente concorrenziali, gestire i layout espositivi (nel fisico, a volantino e sull’e-commerce) e controllando in parte la filiera produttiva con importanti input di prodotto.

Meno presente, invece, è il fenomeno nel mondo del Tech: pur se nel passato qualche marchio privato, prodotto soprattutto dalle grandi catene, ha fatto capolino sugli scaffali, sui volantini e sull’online, si è trattato comunque di un fenomeno di nicchia.

Ma qualcosa sta cambiando: anche il trade specializzato di elettronica sente il bisogno di spingere su assortimenti più direttamente controllati, spingendo marchi propri in specifici settori di prodotto.

In questa analisi, QBerg fornisce due fotografie sull’andamento del fenomeno: vediamone le principali evidenze.

Fisico e Web: due velocità differenti per la PL

E’ quanto emerge dall’analisi del primo grafico, che mostra l’andamento della Quota di visibilità (“Quota display”) della Private Label rispetto ai prodotti di marca negli ultimi 22 mesi, da gennaio 2024 fino a ottobre 2025.

Per lo store fisico sono stati considerati solo i negozi di Catene e Gruppi d’Acquisto, e per il Web solo i siti di e-commerce dei Web Retailer Specialist, quindi quei siti che hanno una controparte fisica.

Premettiamo infatti che la presenza della PL nei siti appartenenti al canale Web Pure Specialist è assolutamente minoritaria, fatta eccezione per Amazon, che propone prodotti a marchio Amazon o Amazon Basic in molte famiglie.

Analisi andamento della quota display della private label nello store fisico e nel web
PL NEL TECH: Evoluzione della Private Label nelle categorie Tech
(Y2024, Y2025@ott; Quota display, Catene e Gruppi, Web Retailer Specialist)

Nel titolo del paragrafo abbiamo parlato di due velocità in quanto si nota subito come, nello Store fisico, il fenomeno sia in netta e decisa crescita: il picco è proprio ottobre 2025, mese in cui i dati freschissimi della rilevazione di QBerg registrano un 3.51% di quota a totale negozio.

Molto più blando invece il fenomeno nel mondo online, dove il picco, registrato a febbraio 2025 è stato dell’1.58%.

Tale discrepanza evidenzia il ruolo insostituibile dello staff di vendita: nel negozio fisico, la consulenza umana agisce da acceleratore di fiducia, abbattendo le barriere psicologiche del consumatore verso un marchio non industriale, un fattore che l’algoritmo dell’e-commerce fatica ancora a replicare.

Presenza non uniforme della PL

Come è facile immaginare, e come succede anche nel mondo del FMCG, in cui in alcune categorie la PL fa fatica a penetrare in quanto presidiate da marchi iconici, anche nel mondo del tech accade la stessa cosa.

Analizzando infatti il peso, in termini di display, della PL nelle varie categorie riferite al mese di ottobre 2025, vediamo come:

  • I grafici relativi a Store e Web (pur con il citato minor impatto nel caso del Web) sono totalmente sovrapponibili: le categorie su cui la PL impatta più nel fisico sono esattamente le stesse anche nell’online;
  • PL assente da Telefonia e hardware, per le ragioni sopra citate;
  • forte impatto su “Tempo libero”, rappresentato soprattutto da prodotti di e-mobility;
  • anche Ged, Ped e Trattamento Aria vedono fortemente l’ingresso di prodotti di Private Label.
Istogramma quota display Private Label Tech per categoria merceologica Ottobre 2025: focus su Tempo Libero, Trattamento Aria, GED e PED
PL NEL TECH: Categorie più impattate dalle Private Label nel Tech
(Y2024, Y2025@ott; Quota display, Catene e Gruppi, Web Retailer Specialist)

Si delinea così una precisa ‘soglia di accettazione’: la Private Label penetra efficacemente negli acquisti prettamente funzionali o di servizio, dove le specifiche tecniche prevalgono sull’emotività, mentre trova un muro nel comparto smartphone, dove il brand rappresenta ancora uno status symbol irrinunciabile.

Conclusione

Solo un esperimento, o un preciso piano strategico per il futuro?

Nel secondo caso, le direttive di sviluppo tenteranno di coprire anche quelle famiglie di prodotto in cui la PL è ancora assente?

La maggior presenza nel fisico, rispetto alla controparte online, è dovuta ad una volontà di supportare la spinta alla PL con il consiglio degli addetti di negozio? Se sì, quando vedremo aumentare le quote anche nell’online? Ci sono lezioni da imparare dal mondo della GD, ben più navigata e rodata sul tema?

E, soprattutto, quale sarà la risposta dei consumatori?

Sono tante le domande che si affacciano in un contesto in cui sta succedendo “qualcosa di nuovo”: di sicuro gli investimenti ci sono e sarà necessario seguirli da vicino, così come lo sarà monitorare le eventuali contromosse dei siti manufacturer con il loro famigerato modello “DTC”.

Nei mercati Tech vediamo un crescente interesse verso le private label. Lato consumatore registriamo una crescente attenzione non solo al prezzo ma al rapporto qualità/prezzo, spesso guidato dalle recensioni online. Lato retailer, l’identità dei player si è rafforzata, ne consegue maggiore fiducia da parte del cliente. Il consumatore oggi sa che molte aziende, producono anche per i grandi marchi, generando l’idea di poter acquistare prodotti con prestazioni simili a prezzi inferiori.

In un contesto economico incerto, l’acquisto della Private Label nel Tech sta mutando significato: non è più percepito come un compromesso al ribasso, ma come una scelta di ‘smart shopping’ che gratifica il consumatore attento al valore reale del prodotto.

Il marchio del distributore a lungo andare si configura anche come strumento per fidelizzare il cliente. Se il 60% dei consumatori mondiali dichiara di acquistare sempre lo stesso brand di cui si fida, in Italia questa percentuale si ferma al 42%.

Questo studio è stato realizzato con QPoint, la nuova piattaforma di price intelligence per il monitoraggio multicanale di prezzi e assortimenti. Con QPoint diventa semplice e intuitivo monitorare i volantini promozionali, gli scaffali dei punti vendita fisici, i siti di e-commerce e le newsletter.

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